La cura delle cartilagini
17 Maggio 2018

La cartilagine: quando fanno male, come si può curare?

La cartilagine è costituita da diversi componenti fra cui l’acido ialuronico e acqua. Quando si ha una riduzione delle sostanze che formano la cartilagine, si va incontro ad un processo degenerativo che purtroppo è irreversibile.

La cartilagine per un ginocchio, come per tutte le altre articolazioni, è fondamentale, perché permette un corretto scivolamento delle facce articolari senza dolore. Quando, a causa dei traumi si ha un interessamento della cartilagine, si può andare incontro ad un semplice trauma condrale, ossia della cartilagine, con edema dell’osso subcondrale, cioè la parte dell’osso più vicina alla cartilagine, generalmente curabile con riposo, terapia fisica e terapia medica, oppure nei casi più gravi ad un vero e proprio distacco osteocondrale, ossia una frattura della cartilagine e dell’osso sottostante. In questo caso è obbligatorio l’intervento chirurgico per tentare di reinserire il frammento nella propria sede.

In base al tipo di problema si può intervenire in diversi modi. Nel caso di lesione cartilaginea inferiore ai due centimetri si può intervenire artroscopicamente, effettuando una procedura di micro o nano-fratture, il che consiste nel pulire il tratto interessato dalla cartilagine rimanente non più funzionale ed eseguire delle perforazioni millimetriche dell’osso sub condrale per creare sanguinamento e la formazione di una fibrocartilagine funzionale, che sostituisce la cartilagine originaria del ginocchio. Si tratta di una tecnica che dà ottimi risultati che, nel caso di un ginocchio varo o valgo sarebbe il caso di associare ad una osteotomia correttiva per ridurre il carico sulla zona sofferente. Nel caso di lesioni maggiori di due centimetri, invece, grazie all’aiuto della bioingegneria, si può effettuare un intervento di rigenerazione cellulare con membrane dedicate, sfruttando le proprietà delle cellule mesenchimali dell’osso. In questo caso avremo la formazione di vera e propria cartilagine come quella originale.

Questa tipologia di intervento ha però indicazioni molto limitate, va applicata su un paziente giovane, sportivo e normoasse, perché si tratta di un intervento particolarmente complesso e con un recupero lungo, di una decina di mesi, prima di ricominciare l’attività sportiva, quindi serve anche una forte motivazione, oltre al fatto che la cartilagine restante dev’essere in ottime condizioni.

in pazienti meno giovani si può intervenire con l’acido ialuronico a prevalente funzione meccanica, proprio perché l’usura della cartilagine ha bisogno di sostegno per consentire al ginocchio di articolare in maniera corretta e senza dolore.

Un’altra possibilità, nei casi di usura completa e di deviazione assiale e cioè di artrosi conclamata, rimane la protesi. In base alla sintomatologia e al quadro radiografico vi sono diversi tipo di protesi. Non sempre è quindi obbligatoria la sostituzione completa del ginocchio, ma possiamo impiantare anche protesi monocompartimentali e cioè della singola componente interna, esterna o della femoro-rotulea. Questa tipologia di intervento dà ottimi risultati anche a lungo termine, è meno invasiva della protesi totale e nel caso di degenerazione delle componenti non protesizzate, è possibile intervenire su di esse sempre con protesi parziali.

Determinante è il recupero in un ambiente ben attrezzato dal punto di vista riabilitativo, in piscina e in palestra, accompagnati da un fisioterapista, come avviene presso il CTR, dove, sopratutto il terapista sa che per qualsiasi necessità che può presentarsi nel corso del trattamento si può rivolgere al chirurgo che ha effettuato l’intervento.

In base alla gravità della lesione e delle strutture coinvolte varieranno i trattamenti e i tempi di recupero. Il ginocchio si può trattare infatti col semplice riposo e generalmente nel giro di tre settimane si ricomincia con l’attività fisica in caso di una leggera distorsione al ginocchio; mentre nel caso di interessamento dei legamenti crociati la terapia è sempre chirurgica e i tempi di recupero si allungano, arrivando anche a sei mesi. Le distorsioni al ginocchio, oltre alle componenti legamentose possono interessare anche le parti cartilaginee”.